venerdì 29 dicembre 2017

Playlist Ascolti 2017

Ecco la mia Playlist 2017. L'ordine è casuale, l'ascolto parziale perchè davvero non ce l'ho fatta ad ascoltare tutto quello che è uscito e molte cose mi saranno sfuggite. Insomma, oggi va così, spero vi piaccia!

Red Axes: The Beach Goths
Queens Of The Stone Age: Villains
Peter Perrett: How The West Was Want
New Candys: Bleeding Magenta
Ninos Du Brasil: Vida Eterna
James Holden & The Animal Spirits: The Animal Spirit
Funkadelic: Reworked By Detroiters
Algiers: The Underside Of Power
Curtis Harding: Face Your Fear
Dream Machine: Illusion
King Gizzard: Flying Microtonal Banana
King Gizzard: Sketches Of Brunswick East
King Gizzard: Polygondwanaland
Protomartyr: Relatives In Descent
Heliocentrics: A World Of Masks
Dream Syndicate: How Did I Find Myself Here?
Rolling Blackouts C.F.: The French Press Ep
Feelies: In Between
Chicano Batman: Freedom Is Free
Jesus & Mary Chain: Damage & Joy
Fujiya & Miyagi: S/T
Tamikrest: Kidal
Surfer Blood: Snowdonia
Foxygen: Hang
Ty Segall: Self Titled
Black Angels: Death Song
Julie’s Haircut: Invocation And Ritual Dance Of My Demon Twin
!!!: Shake The Shudder
Downtown Boys: Cost Of Living
Iron & Wine: Beast Epic
Talaboman: The Night Land
Motorpsycho: The Tower
Second Still: S/T
Sharon Jones & The Dap-Kings: Soul Of A Woman
Shilpa Ray: Door Girl
Afous D’Afoous: Tenere
Mythic Sunship: Land Between Rivers
No Strange: Il Sentiero Della Tartaruga

Davide Monteverdi

giovedì 28 dicembre 2017

A New Bunch from Area Pirata 2017.


Album grintoso questo "Between The Lines" dei bolognesi The Classmates, il secondo per l'esattezza dopo l'esordio del 2015. 10 tracce registrate e masterizzate tra Treviso e Chicago che ci restituiscono un power trio che maneggia con personalità spiccata del materiale altamente (e positivamente) radioattivo. Muovendosi tra i meandri spigolosi e affascinanti di certo glam rock e pre punk, per sconfinare senza vergogna alcuna in territori garage e power pop, "Between The Lines" soddisfa infatti tutte le aspettative candidandosi anche come ottimo prodotto italico da esportazione, trainato fin dall'incipit "Clerk" con un piglio che la dice lunga sulle velleità della band. 






Vengono da Teramo le Wide Hips 69, band 75% all female se non fosse per Gabriele l'invidiatissimo batterista, sono potenti e slabbrate e ci regalano il loro nuovo album "The Gang Bang Theory" con un certo qual senso di rude fierezza. Il loro immaginario affonda le radici tanto nei suoni delle L7 quanto delle Runaways, declinati in maniera ancora più perversa, se possibile, seguendo dettami garage e punk qua e là ingentiliti da incursioni soul e glam. Registrato in presa diretta "The Gang Bang Theory" è un vero e proprio cazzotto in faccia a cui rispondi col sorriso ebete: c'è la cover giusta ovvero (You Gonna Make Me) Want You di Sandi Sheldon, c'è l'attitude stradaiola un pò MC5 e Stooges, c'è sessimo politicalmente scorretto a go go.
Insomma anche qui 10 tracce che volano via come il pane, piacevoli, consapevoli e che guardano lontano verso altri mondi, ormai molto più prossimi.
Brave Cristina, Daniela, Lorena.





Davide Monteverdi.



mercoledì 20 dicembre 2017

Emmanuelle Sigal: Table Rase (Brutture Moderne, Cd 2017)



Il nuovo album di Emmanuelle Sigal "Table Rase" è, sintetizzando al massimo, bellissimo!
Senza se e senza ma.
E' proprio un'endovena di sottile goduria che ti invade quando lanci per aria aria le 9 tracce prodotte dalle mani esperte e delicate di Francesco Giampaoli.
Un lavoro davvero completo, dinamico, pieno di belle vibrazioni, suonato ottimamente (e come poteva essere diversamente) da gente del giro Sacri Cuori, modellato con tatto grazie al sagace uso delle tecniche di studio e a corollario di tutto, e di un ascolto piacevole e ripetuto in automatico, c'è pure Tom Waits, coverizzato in "Telephone Call From Istanbul".
L'artista franco israeliana, ora bolognese d'adozione, riesce nella non facile missione di creare un percorso ben equilibrato nella mezz'ora abbondante della sua durata, raccontando leggiadri quadretti esistenziali distillati tra cocktail pop e arpeggi da crooner, battute in levare schizzate di ritmi country folk, ed episodi di jazz swingato declinati in italiano, francese e inglese con una padronanza che spaventa (positivamente) per maturità.
Certo non stonerebbe veder esibire Emmanuelle in qualche club buio e fumoso degli anni 50/60, con piume di struzzo e una corona di zirconi a disegnare la fluente chioma corvina.
Ce la meriteremmo di sicuro, tra ovazioni e richieste di bis, mentre qualche entusiasta accenna passi di danza a due.
A timbrare la caratura immaginifica, e mai conformista, di "Table Rase" un mostro sacro della Dissonanza come Marc Ribot, ospite con la sua chitarra in ben 6 pezzi.
Allora, in casi come questo, è quasi meglio vivere la musica piuttosto che discettarne, perchè si corre il rischio di non centrarne l'essenza con contorni precisi: la percezione istantanea infatti è tutto davanti ad un bagaglio emozionale del genere.
Non sceglierò neppure la classica manciata di canzoni preferite, come ortodossia consiglierebbe, proprio per questo motivo: "Table Rase" è bello per l'impatto globale ed organico come gli episodi della vita che ci attendono.





Davide Monteverdi


martedì 19 dicembre 2017

NO STRANGE: Il Sentiero Delle Tartarughe (Area Pirata/Psych Out, 2017).


I No Strange sono una leggenda. I No Strange sono di Torino, ma potrebbero tranquillamente essere atterrati sulla Terra dopo aver abbandonato Alpha Centauri e Plutone, dopo aver ballato indenni sull'orlo di un buco nero, masticando neutrini iridescenti nel buio rilassante dello spazio profondo.
Saltando da una cometa all'altra, tra una trascendenza e l'altra, con tutto l'amore di cui il Mondo è capace.
Certo non sono per tutti gli album dei No Strange, eppure ti si incollano all'anima dopo 10 secondi, scatenando una ridda di empatia difficile da comprendere fino in fondo.
Non è diverso il percorso seguito da "Il Sentiero Delle Tartarughe", che gli ascoltatori meno sentimentali e pindarici accoglieranno come un inutile orpello nel mordi e fuggi generale del mercato musicale del 2017. Eppure le 10 tracce di etno folk psichedelico, che lo caratterizzano dal primo all'ultimo secondo, hanno ancora il potere di sorprendere facendo leva su trascorsi ancestrali condivisi, ti ipnotizzano senza pretendere una controparte attenta e inducono al riascolto perpetuo, generando sana curiosità nonostante i No Strange non siano nuovi sotto i riflettori del Suono Italiano, per quanto bizzarri poi possano essere i loro lavori precedenti.
Famosi per l'irreperibilità, e le quotazioni collezionistiche, dei loro primi album anche per questa uscita la band di Ursus e Alberto Ezzu ha deciso di attenersi a 2 regolette precise e ben scritte: album in solo vinile (con versione cd in allegato che comprende anche il libro "No Strane E Sogni Correlati") limitato a 300 copie ed una copertina splendida a corollario.
Il resto è una metafora del Viaggio Supremo, che sia fisico o spirituale non conta: "Il Sentiero Delle Tartarughe" è un piccolo gioiello che non farà la Storia, ma contribuirà a regalare tempo di qualità alla vostra vita.








Davide Monteverdi



lunedì 11 dicembre 2017

Spirit Fest: "Spirit Fest" (Morr Music, Cd 2017)


Lunedì di pioggia battente e nel lettore cd gira "Spirit Fest", album di debutto del supergruppo formato dai Tenniscoats, al secolo Saya e Takashi da Tokyo, e da una manciata di collaboratori prezzolati che rispondono al nome di Markus Archer (Notwist), Mat Fowler (Jam Money) e Cico Beck (Aloa Input, Notwist), uniti tanto dallo spirito artistico dissacrante e innovatore quanto dalla continua ricerca in ogni possibile ambito musicale.
Galeotto è stato l'incontro tra i protagonisti nell'inverno glaciale di Monaco di Baviera a fine 2016, cui sono seguiti 14 giorni di full immersion in studio, per dare vita ai 10 episodi che scandiscono la tracklist di "Spirit Fest", praticamente registrato tutto, o quasi, in presa diretta al cospetto di Tadklimp, produttore navigato e dalla spiccata sensibilità.
L'atmosfera generale è super solare, oserei dire vagamente natalizia visto il periodo, e la musica scorre via semplice ed evocativa, sinuosa ed empatica come il migliore Avant Pop d'annata.
Perchè di questo si tratta: di carezze tiepide al tavolo della colazione, di piccole architetture d'amore e di totale dedizione sonora, magistralmente composte ed eseguite dalla band.
Si respira un'aria altamente collaborativa secondo dopo secondo, di interscambio genuino tra le diverse parti, e questo permette ad ogni traccia di catturare un ascolto via via sempre più attento, nonostante i bpm tendano al ribasso e gli amplificatori lavorino al minimo sindacale.
Insomma questo "Spirit Fest", disponibile per il pubblico dal 10 Novembre scorso, piace nella sua totalità: gli arrangiamenti sono scintillanti, gli incastri vocali svolazzano onirici e deliziosi, i ricami elettronici si incastrano alla perfezione con le volute acustiche senza mai frizionare nell'incedere, grazie anche ad un melange di influenze che definisce questo esordio nippo/teutonico come brillante, e aggiornato, esempio di "World Music" mutante.

Davide Monteverdi.